Buddhismo e Scienza * Donald S. Lopez Jr.
mercoledì, 8 settembre 2010

Storia di un amore
Ubaldini Editore – Civiltà dell’Oriente
Dal diciannovesimo secolo fino a oggi, mentre fervevano i dibattiti sulla validità della religione nel mondo moderno, i buddhisti e i simpatizzanti del buddhismo, orientali e occidentali, proclamavano che il buddhismo, solo tra le religioni del mondo, era compatibile con le più recenti scoperte scientifiche, e quindi andava considerato il credo spirituale d’elezione per l’uomo colto e razionale. Via via che la scienza diffondeva le scoperte più rivoluzionarie sulla fisica quantistica, la teoria del big bang, la vera natura della materia, quelle stesse teorie venivano rintracciate negli insegnamenti di Gautama Buddha, un asceta indiano vissuto nell’età del ferro che, senza telescopi o microscopi, aveva intuito esattamente le stesse cose anticipando la scienza di ben duemilacinquecento anni. In “Buddhismo e scienza” Lopez non si concentra tanto sul valutare la validità di tali asserzioni, quanto sull’esplorare come e perché queste due chiavi di lettura dell’universo interiore ed esteriore, apparentemente incompatibili tra loro, siano state così persistentemente associate. Il risultato è un viaggio affascinante sull’origine, gli sviluppi e le funzioni storiche dell’idea della ‘scientificità’ del buddhismo, a partire dai dibattiti tra buddhisti e missionari cristiani sulla cosmologia occidentale e orientale fino alle ricerche contemporanee delle neuroscienze sulla meditazione.
“Man mano che la tradizione buddhista si sviluppò in India dopo la morte del Buddha, sorsero inevitabilmente nuove dottrine, e bisognava trovare dei mezzi per valutarle. Una delle più famose tra queste è la famosa dottrina delle quattro grandi autorità (mahapadesa), un esame per determinare se le parole che un monaco dice di aver sentito da una delle quattro fonti di autorità siano l’insegnamento del Buddha. Le quattro autorità sono le parole (1) del Buddha, (2) di una comunità (sangha) di anziani, (3) di un piccolo gruppo di anziani istruiti, e (4) di un singolo monaco istruito. Viene spiegato che quando un monaco sostiene di aver sentito un insegnamento direttamente da una di queste quattro fonti, la comunità dei monaci deve stabilire se si tratta delle parole del Buddha analizzando se esso (1) sia coerente con gli insegnamenti del Buddha già riconosciuti (sutra); (2) sia in accordo con il codica monastico (il vinaya). Se supera questo esame, dev’essere accettato; se non lo supera, dev’essere respinto. Questo metodo sembra essere il prodotto di una comunità che lamenta la perdita degli insegnamenti già dimenticati, e cerca quindi di scoprire e preservare qualunque cosa possa essere ancora ricordata da qualcuno, e al tempo stessa è cauta nell’introdurre innovazioni.”
KarmaStampa
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